mercoledì 30 gennaio 2019

Di etichette e di #tag


M come Mercoledì!
Ecco#me qui! 
Suona un po' romano se letto all'italiana. 
Intendevo #eccomi (pronuncia all'inglese).
Racconterò di questo elemento 
tanto comune quanto sconosciuto: 
l'#tag (hashtag)!

Metà simbolo # ("octothorp" = in gergo tecnico 
quattro linee e quattro incroci o "cardinalità" 
e "primoriale" per i matematici, 
per noi comuni mortali l'oramai obsoleto "cancelletto").
E metà parola (tag = etichetta).

Nasce con Twitter. 
Per aiutare a posizionare e definire meglio un "tweet" 
e poter poi ritrovare classificati ed ordinati 
tutti i "cinguettii" che riguardano lo stesso argomento.
Sotto appunto, la stessa etichetta!
Hanno preso la parola tag che già era utilizzata nei Blog 
per riordinare e facilitare la ricerca di articoli negli stessi, 
e ci hanno anteposto il simbolo "hash" 
che per gli inglesi è il corrispondente 
della nostra abbreviazione di numero. 
(Ad esempio, la domanda n. 2 per un inglese sarebbe question #2).
Così oramai tutti riconosciamo questo elemento #tag come l'"hashtag".

FACEBOOK
I profili privati di Facebook sappiano 
che il loro utilizzo seguirà l'impostazione della privacy. 
Per cui a meno che abbiate il simbolo del mondo per il vostro post, 
rimarranno limitati ai vostri amici social.
Su Facebook servono (solo) a sottolineare una parola, 
una frase, un modo di dire.
Oppure a rendere ironico un post o a classificarlo in maniera immediata 
e ritrovarlo in caso lo ricerchiate 
(ma se è molto usato non raggiungerete questo scopo).
Sono simpatici e qualche amico li sa usare 
veramente in modo buffo e divertente.
Sono fini a se stessi, 
ma davvero sono diventati caratterizzanti di un profilo 
o di una personalità che si riconosce sul Social, 
in base anche all'utilizzo degli #tag.
Seguono spesso mode e intercalari del linguaggio colloquiale 
tanto da scomparire qualora divenissero 
troppo popolari e banali 
(#aperitivando, #ciaone, #celapossofare, #benemanonbenissimo 
sono solo alcuni dei numerosi presenti nei network).
Ve ne vengono in mente altri?
Siate originali. 
Siate voi stessi. 
E che anche gli #tag vi rappresentino.
E divertitevi a crearne di nuovi e renderli popolari.
Non ci sono limiti di quanti metterne su Facebook.
Ma sappiate che dopo il terzo, di solito, non li legge più nessuno!
(Al massimo 30 per Instagram).
E che il simbolo del cancelletto va SEMPRE 
messo prima e seguito dalla parola (tag) immediatamente.
Tra un #tag e l'altro ci vuole SEMPRE uno spazio.
#sempreprima #sempreunospazio
E sembra assurdo, ma la forma conta. 
Anche sui Social Network!
Se li usiamo, usiamoli come si deve. 
Soprattutto se gestiamo una pagina professionale (o business) 
o un profilo pubblico.
In questo caso aggiungerne tre che rappresentano la nostra attività, 
il nostro nome e magari il luogo dove operiamo, 
può essere utile se qualcuno facesse ricerche di questi #tag

Ma capiterà difficilmente che qualcuno 
mi cerchi su Facebook come #masme 
o che io appaia tra gli ultimi post scritti 
con un tag comune come #fotografia.
Pertanto è giusto sapere che 3 #tag su Facebook 
sono un numero giusto.
Trovare quelli che più ci rappresentano 
o che potrebbero far risalire a noi 
senza che la ricerca si perda tra le maglie della rete (net) 
e della tela (web) sarà importantissimo.
Immagino che nel breve futuro spariranno da Facebook professionale.
Brand importanti non ne usano più. 
Nemmeno uno.
Ma comunque, i loro slogan 
(che spesso seguono la regola delle 3 parole),
rimangono #tag facili da ricordare.
#justdoit chi vi ricorda?

INSTAGRAM
Altro discorso invece per quanto riguarda Instagram.
Dove l'uso degli #tag diventa un vero lavoro.
Perché considerare quelli giusti 
permetterà di fare vedere le nostre immagini 
ad un più vasto pubblico.
Ampio e selezionato!
E se un profilo privato lo fa per soddisfazione personale, 
un profilo professionale ha necessità 
di raggiungere un determinato target 
e avere un ritorno 
(che sia quello di essere conosciuti, condivisi o semplicemete visti).
Dipenderà dall'abilità e dalla costanza 
dei Social Media Manager seminare
e raccogliere frutti 
o mettere pesci nella nostra "rete".
Lo riscrivo perché è importante: 
#simbolosempreprima 
#spaziosempredopoparola 
#tuttominuscolo
Non esistono altri metodi 
di interpretazione personale sul modo di scriverli.
Se desiderate che funzionino, questo è l'unico modo di indicarli.
E' una convezione. Ma è questa.
Poi fate come volete, ovviamente. 
Ma non dite che non ve lo abbia detto.
30
Numero massimo di #tag per Instagram.
Usarli tutti? Solo 6? 10? 18?
Strategia. Prove. Studio. Analisi.
Io dico sempre che,
avendo la possibilità di poterne inserire 30 a post,
perché non approfittare di queste 30 opportunità?
Almeno all'inizio, 
è indispensabile non solo cercare i migliori
per la nostra strategia ed il nostro target,
ma soprattutto quelli che funzionano
per il nostro prodotto e lo scopo del nostro profilo.

Mercoledì prossimo continueremo a parlare
di #tag e di Instagram.
Seguite #me

E se desiderate, chiedete chiarimenti o ponete domande
specifiche.
Mi trovate su 
o su

Buon Mercoledì!
Buon lavoro!
Siate Social, 
siate gentili, 
siate spontanei!

Marina M as me


Social Photographer di professione. Social Media Specialist e Copy Writer per dipendenza. Creatrice di relazioni spontanea e creativa on demand. Globetrotter. Lettrice seriale. Parlo italiano, inglese e francese. Nasco a Como. Ho vissuto a Parigi, in Florida, a Roma e a Venezia...

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