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Ciao,

sono Marina M.

Social Photographer di professione. Social Media Specialist e Copy Writer per dipendenza. Creatrice di relazioni spontanea e creativa on demand. Globetrotter. Lettrice seriale. Parlo italiano, inglese e francese. Nasco a Como. Ho vissuto a Parigi, in Florida, a Roma e a Venezia. Da 5 anni sono ritornata sul mio Lario. Continuo però a girare il mondo. Ho un marito campano. Sono mamma in carriera di tre figlie, di cui una invisibile. Sono pop. Social addicted. Fotografa appassionata. Convinta umanista. Sempre di corsa. Minimalista illuminata. Host a Mid Mod. Sono semplicemente M come Marina Montorfano. M come Me! M as me!

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c/o Stefania Pifferi

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Di etichette e di #tag



M come Mercoledì!
Ecco#me qui! 
Suona un po' romano se letto all'italiana. 
Intendevo #eccomi (pronuncia all'inglese).
Racconterò di questo elemento 
tanto comune quanto sconosciuto: 
l'#tag (hashtag)!

Metà simbolo # ("octothorp" = in gergo tecnico 
quattro linee e quattro incroci o "cardinalità" 
e "primoriale" per i matematici, 
per noi comuni mortali l'oramai obsoleto "cancelletto").
E metà parola (tag = etichetta).

Nasce con Twitter. 
Per aiutare a posizionare e definire meglio un "tweet" 
e poter poi ritrovare classificati ed ordinati 
tutti i "cinguettii" che riguardano lo stesso argomento.
Sotto appunto, la stessa etichetta!
Hanno preso la parola tag che già era utilizzata nei Blog 
per riordinare e facilitare la ricerca di articoli negli stessi, 
e ci hanno anteposto il simbolo "hash" 
che per gli inglesi è il corrispondente 
della nostra abbreviazione di numero. 
(Ad esempio, la domanda n. 2 per un inglese sarebbe question #2).
Così oramai tutti riconosciamo questo elemento #tag come l'"hashtag".

FACEBOOK
I profili privati di Facebook sappiano 
che il loro utilizzo seguirà l'impostazione della privacy. 
Per cui a meno che abbiate il simbolo del mondo per il vostro post, 
rimarranno limitati ai vostri amici social.
Su Facebook servono (solo) a sottolineare una parola, 
una frase, un modo di dire.
Oppure a rendere ironico un post o a classificarlo in maniera immediata 
e ritrovarlo in caso lo ricerchiate 
(ma se è molto usato non raggiungerete questo scopo).
Sono simpatici e qualche amico li sa usare 
veramente in modo buffo e divertente.
Sono fini a se stessi, 
ma davvero sono diventati caratterizzanti di un profilo 
o di una personalità che si riconosce sul Social, 
in base anche all'utilizzo degli #tag.
Seguono spesso mode e intercalari del linguaggio colloquiale 
tanto da scomparire qualora divenissero 
troppo popolari e banali 
(#aperitivando, #ciaone, #celapossofare, #benemanonbenissimo 
sono solo alcuni dei numerosi presenti nei network).
Ve ne vengono in mente altri?
Siate originali. 
Siate voi stessi. 
E che anche gli #tag vi rappresentino.
E divertitevi a crearne di nuovi e renderli popolari.
Non ci sono limiti di quanti metterne su Facebook.
Ma sappiate che dopo il terzo, di solito, non li legge più nessuno!
(Al massimo 30 per Instagram).
E che il simbolo del cancelletto va SEMPRE 
messo prima e seguito dalla parola (tag) immediatamente.
Tra un #tag e l'altro ci vuole SEMPRE uno spazio.
#sempreprima #sempreunospazio
E sembra assurdo, ma la forma conta. 
Anche sui Social Network!
Se li usiamo, usiamoli come si deve. 
Soprattutto se gestiamo una pagina professionale (o business) 
o un profilo pubblico.
In questo caso aggiungerne tre che rappresentano la nostra attività, 
il nostro nome e magari il luogo dove operiamo, 
può essere utile se qualcuno facesse ricerche di questi #tag

Ma capiterà difficilmente che qualcuno 
mi cerchi su Facebook come #masme 
o che io appaia tra gli ultimi post scritti 
con un tag comune come #fotografia.
Pertanto è giusto sapere che 3 #tag su Facebook 
sono un numero giusto.
Trovare quelli che più ci rappresentano 
o che potrebbero far risalire a noi 
senza che la ricerca si perda tra le maglie della rete (net) 
e della tela (web) sarà importantissimo.
Immagino che nel breve futuro spariranno da Facebook professionale.
Brand importanti non ne usano più. 
Nemmeno uno.
Ma comunque, i loro slogan 
(che spesso seguono la regola delle 3 parole),
rimangono #tag facili da ricordare.
#justdoit chi vi ricorda?

INSTAGRAM
Altro discorso invece per quanto riguarda Instagram.
Dove l'uso degli #tag diventa un vero lavoro.
Perché considerare quelli giusti 
permetterà di fare vedere le nostre immagini 
ad un più vasto pubblico.
Ampio e selezionato!
E se un profilo privato lo fa per soddisfazione personale, 
un profilo professionale ha necessità 
di raggiungere un determinato target 
e avere un ritorno 
(che sia quello di essere conosciuti, condivisi o semplicemete visti).
Dipenderà dall'abilità e dalla costanza 
dei Social Media Manager seminare
e raccogliere frutti 
o mettere pesci nella nostra "rete".
Lo riscrivo perché è importante: 
#simbolosempreprima 
#spaziosempredopoparola 
#tuttominuscolo
Non esistono altri metodi 
di interpretazione personale sul modo di scriverli.
Se desiderate che funzionino, questo è l'unico modo di indicarli.
E' una convezione. Ma è questa.
Poi fate come volete, ovviamente. 
Ma non dite che non ve lo abbia detto.
30
Numero massimo di #tag per Instagram.
Usarli tutti? Solo 6? 10? 18?
Strategia. Prove. Studio. Analisi.
Io dico sempre che,
avendo la possibilità di poterne inserire 30 a post,
perché non approfittare di queste 30 opportunità?
Almeno all'inizio, 
è indispensabile non solo cercare i migliori
per la nostra strategia ed il nostro target,
ma soprattutto quelli che funzionano
per il nostro prodotto e lo scopo del nostro profilo.

Mercoledì prossimo continueremo a parlare
di #tag e di Instagram.
Seguite #me

E se desiderate, chiedete chiarimenti o ponete domande
specifiche.
Mi trovate su 
o su

Buon Mercoledì!
Buon lavoro!
Siate Social, 
siate gentili, 
siate spontanei!

Marina M as me


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